Partire o restare?

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Partire o restare?

Madre Mazzarello muore a Nizza, il 14 maggio 1881. Celebriamo la sua festa il 13, con un giorno di anticipo, perché la giornata del 14 era già “occupata” dalla festa dell’apostolo San Mattia. Celebrare un santo nel giorno della sua morte, significa celebrare la fede nella resurrezione. Il giorno della morte di un santo, infatti, viene anche chiamato dies natalis, ovvero giorno della nascita, perché la morte, nella luce della resurrezione di Gesù, è la nuova nascita, che ci introduce per sempre in Cielo. Madre Mazzarello muore a 44 anni. Molto giovane. Guardando alla sua morte, che ricordiamo proprio in questi giorni, possiamo imparare qualcosa di molto importante per la nostra vita, soprattutto in quanto educatrici ed educatori.

Dare il buon esempio
«Guarirò?», chiese un giorno la Madre – malata da alcuni mesi – a don Bosco. Il Santo rispose con un apologo: «Un giorno la morte andò a battere alla porta di un monastero. La portinaia aprì; quella le disse: “Vieni con me”. Ma la portinaia rispose che non poteva, perché non c’era nessuna a sostituirla nel suo ufficio. E la morte, senza dir nulla, entrò nel monastero ed invitò quante incontrava: suore maestre, postulanti, studenti, ecc.., persino la cuoca. Ma tutte dicevano di non poter aderire al suo invito, perché ognuna aveva ancora tante cose da sbrigare. Allora la morte si presentò alla superiora; questa pure addusse tutte le scuse possibili per esimersi dal seguirla. Invece la morte tenne fermo e le disse: “La superiora deve precedere tutte nel buon esempio, anche nel viaggio all’eternità; vieni che non posso accettare per buone le tue ragioni”. Che fare? La superiora abbassò il capo e seguì la morte».

La lezione del distacco
Parole dure da accettare, le parole di don Bosco, soprattutto se si tiene conto del ruolo di guida e di madre che la Santa rivestiva nel neonato Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Le suore l’amavano, e anche le ragazze. Svolgeva il proprio incarico con umiltà, sapienza e carità. Le case si moltiplicavano, le figlie aumentavano. Perché tagliare un albero nella stagione in cui dà più frutti? Credo che il Signore abbia voluto servirsi della partenza prematura di Madre Mazzarello per insegnarci l’arte di lasciare ai figli e alle figlie che Dio ci dona tutto lo spazio di cui hanno bisogno per crescere. Ci insegna l’arte di discernere qual è il momento di restare e qual è il momento di partire o di lasciar andare. Ci insegna anche l’arte consegnare, con fiducia, ciò che abbiamo di più prezioso a coloro che vengono dopo di noi.

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La trappola dell’identificazione
Madre Mazzarello ha lavorato con impegno, fino all’ultimo respiro, ma non si è mai ritenuta indispensabile per la sopravvivenza dell’opera che le era stata affidata. Totalmente dedita alla sua missione di fondatrice dell’Istituto, non si è mai identificata con il compito di Superiora Generale che le era proprio. L’ha vissuto senza attaccarvi il cuore. Questo distacco interiore rispetto al proprio incarico, che non è indifferenza, ma capacità di mantenere la giusta distanza, è ciò che le ha permesso di subordinare la propria vita alla vita delle sorelle e delle giovani che le erano affidate. Madre Mazzarello, prima di morire, ha offerto la propria vita per il pieno sviluppo della missione educativa affidata all’Istituto. Significa che la vita non le è stata strappata, ma che l’ha consegnata, nelle mani di Dio, come si offre un dono prezioso. Seguendo il suo esempio possiamo imparare anche noi a fare lo stesso.

 

 

 

Sr Linda Pocher, FMA
Docente di Spiritualità mariana
presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium”

2021-05-13T08:02:00+02:0013 Maggio 2021|Rubriche|