Pronte a dare di più

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Pronte a dare di più

Dalla cameretta di Madre Mazzarello a Mornese, Madre Yvonne Reungoat apre ufficialmente il Triennio di preparazione al 150° di Fondazione dell’Istituto FMA (1872-2022). È un evento che porta a riscoprire le radici della vocazione salesiana femminile. Per tale occasione, l’Ispettoria Triveneta delle Figlie di Maria Ausiliatrice, regala un approfondimento mensile di spiritualità mornesina grazie al contributo di sr Linda Pocher.

Come orizzonte il mondo intero

«Todas las muchachas quieren venir con usted en Buenos Aires» (Madre Mazzarello, Lettere 5,14). Così si chiude una bella lettera che Madre Mazzarello invia a don Cagliero, nell’aprile del 1876. Salesiano della prima ora, nel novembre del 1975 sarebbe partito per l’Argentina, a capo della prima spedizione missionaria. Si trattava, all’epoca, di un viaggio molto lungo e pericoloso. Nessuno dei partenti poteva avere la certezza né di arrivare a destinazione, né di poter tornare un giorno in patria. Maria Domenica Mazzarello, invece, nel 1975 era da soli tre anni la Superiora Generale del nuovo Istituto Religioso che, secondo l’intenzione di don Bosco, doveva fare per le ragazze ciò che i salesiani facevano per i maschi, con lo stile materno e preveniente di Maria Ausiliatrice.

Un gruppo di donne senza cultura

Maria Domenica era arrivata ad assumere la responsabilità di guida della prima comunità delle Figlie di Maria Ausiliatrice dopo un lungo apprendistato educativo e spirituale, che l’aveva resa capace di accompagnare con amore sapiente le ragazze e le suore che le erano affidate nel cammino della vita. La sua preparazione culturale tuttavia, era piuttosto carente. Nata e cresciuta in una famiglia di contadini, aveva imparato a leggere dal padre, ma non sapeva scrivere. Si era poi guadagnata il mestiere di sarta stando a bottega e lo insegnava con grande maestria alle ragazze del paese. Molte delle sue consorelle condividevano la stessa situazione. 

La sfida dell’educazione della donna

Al tempo non era previsto, infatti, che le ragazze andassero a scuola. Era sufficiente che imparassero il catechismo ed i lavori di casa. Anche per questo l’apertura di un collegio per le ragazze, a Mornese, sollevò una certa opposizione popolare. Don Bosco però tenne duro, convinto che da una educazione completa e armonica della donna dipende il futuro dell’umanità. Egli stesso, perciò mandò a Mornese maestre preparate, per aiutare le ragazze e le suore ad innalzare la propria preparazione culturale. Le origini semplici, contadine, non furono mai un ostacolo allo slancio missionario delle prime Figlie di Maria Ausiliatrice, poiché, anche se erano nate in un piccolissimo centro del Monferrato, esse avevano come orizzonte della loro azione pastorale il mondo intero.

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Donne sempre pronte a dare di più

Ne dà prova il fatto che, non appena saputo che si preparava la partenza dei missionari per l’Argentina, si misero tutte a studiare spagnolo. Anche Madre Mazzarello e altre come lei, che quasi quasi non sapevano leggere e scrivere. Il desiderio di donarsi, di partire, era più forte della paura che normalmente ci prende di fronte alle cose nuove, difficili, sconosciute. In questo mese missionario, chiediamoci se anche la nostra azione pastorale ha come orizzonte il mondo intero. I mezzi di cui disponiamo oggi, per uscire dalle nostre case e andare incontro a chi ha bisogno di pane, di amore, di educazione, sono incomparabili rispetto a quelli a disposizione ai tempo di don Bosco. Di cosa abbiamo paura? 

2020-10-13T07:58:42+00:0013 Ottobre 2020|Rubriche, Spiritualità|