Maternità e paternità educativa

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Maternità e paternità educativa

La vita di Madre Mazzarello è stata una vita molto feconda. Grazie al suo coraggio e alla sua apertura all’azione di Dio, grazie alla sua capacità di accogliere nel suo cuore e nella sua vita le persone che incontrava, la sua maternità educativa si è allargata progressivamente, a dismisura. Come educatori ed educatrici siamo chiamati alla stessa esperienza di maternità e paternità educativa. Siamo chiamati a generare figli e figlie per il mondo e per Dio. Per far questo non basta gettarli nel mondo, è necessario accompagnarli a raggiungere la maturità umana, spirituale, affettiva. Un giovane raggiunge la maturità quando diventa capace di donare sé stesso, nella vita di coppia, nella vita consacrata o in altri servizi alla società. Questa è la meta di ogni processo educativo che abbia a cuore lo sviluppo integrale della persona.

Sterilità diffusa

In Europa si sta diffondendo un fenomeno molto preoccupante: aumentano sempre più i casi di coppie sterili, che non riescono ad avere figli. Le cause di questa diffusa sterilità sembrano essere tanto psicologiche, quanto fisiologiche. Vi sono alcune paure, infatti, che segnalano l’immaturità umana della coppia e che se non vengono affrontate e superate, possono compromettere la capacità generativa. Di fronte alla catastrofe educativa di cui parla frequentemente Papa Francesco, siamo chiamati ad assumerci le nostre responsabilità. Le fatiche dei giovani d’oggi, infatti, sono il frutto delle scelte degli adulti che li hanno preceduti. Che cosa ci impedisce di accompagnare i giovani e le giovani ad essere fecondi, nella vita di coppia, nel lavoro, nella consacrazione? Forse anche noi siamo vittime delle loro stesse paure?

La paura dell’intimità

La paura dell’intimità, ovvero la paura di scoprirsi davanti ad un altro, di mostrare la propria vulnerabilità e toccare la vulnerabilità dell’altro è il primo ostacolo alla fecondità. Paura dell’intimità è anche paura di fronte al piacere che viene dall’incontro con l’altro. È chiaro che, in una coppia, se anche uno solo dei due soffre di questa paura, il concepimento di un figlio diventa impossibile. Certo, una certa paura di fronte all’altro, che sia il marito o che sia Dio, è normale all’inizio di un rapporto. Anche la Vergine Maria ha avuto timore, nel momento in cui l’angelo le ha annunciato di essere stata prescelta da Dio. Normalmente, però, il desiderio di donarsi all’altro è più forte della paura. Il desiderio di donarsi, di essere fecondi, è ciò che permette all’uomo e alla donna di superare la paura dell’altro e di diventare padre e madre. Si tratta di un passaggio fondamentale nel cammino di maturazione personale. 

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Superare la paura

Nella giovane Maria Domenica il desiderio di donarsi a Dio è stato sempre più grande della paura di scoprirsi davanti a Lui. Maria Domenica ha saputo coltivare l’intimità con Dio, lungo tutta la sua vita, e vivere l’amicizia con le sue compagne come opportunità per crescere nella capacità di quella sana intimità interpersonaleche aiuta a maturare le energie affettive. Come consacrati e consacrate, è molto alto il rischio di nascondere la propria paura dell’altro dietro alla facciata del voto di castità. I suoi effetti, però, difficilmente possiamo nasconderli: la paura dell’altro ci rende infatti scontrosi, acidi, brontoloni; oppure tristi e apatici. Incapaci di collaborare con gli altri se siamo persone dal carattere forte; incapaci di assumerci le nostre responsabilità fino in fondo, se abbiamo un carattere mite e remissivo. Che cosa stiamo facendo per crescere in quella capacità di sana intimità con Dio e con il prossimo, che è il presupposto fondamentale della fecondità educativa e apostolica? Chiediamo a Dio il dono di riconoscere in noi i segni di questa paura e il coraggio per superarla!

 

 

 

Sr Linda Pocher, FMA
Docente di Spiritualità mariana
presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium”

2021-04-13T07:51:30+00:0013 Aprile 2021|Rubriche|