Estate: movimenti e memorie

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Estate: movimenti e memorie

La situazione per l’Oratorio si fa disperata: il 10 agosto l’Ospedaletto verrà inaugurato. È urgente sgombrare i locali. Poco lontano, nella cappella dei Mulini Dora, don Borel e don Bosco vedono una nuova opportunità. Ancora una volta si fa appello alla Ragioneria (= ufficio di amministrazione civica della città). La risposta è finalmente positiva. La Ragioneria, come si vede, pensava all’Oratorio come ad un catechismo. Quindi tre ore pomeridiane erano più̀ che sufficienti. Don Bosco, invece, pensava all’Oratorio in maniera diversa: catechismo, Messa e Comunione, ricreazione per i ragazzi. Tre ore pomeridiane (allora che la Messa si doveva dire al mattino) erano insufficienti. Tuttavia era meglio che niente: si sopravviveva. «E così una domenica del luglio 1845 siamo andati a prendere possesso del nostro nuovo quartiere generale. Ognuno portava ciò che poteva, tra risate, tonfi, schiamazzi. Per il quartiere sfilavano bambini, ragazzi, panche, inginocchiatoi, candelieri, sedie, croci, quadri e quadretti. Una vera emigrazione fatta in allegria. In fondo al cuore, però, avevamo il rimpianto».
(Teresio Bosco, Storia di un prete)

 

 

L’estate che ci si prospetta davanti, appare un po’ come alcuni paesaggi delle nostre campagne alle prime luci dell’alba in luglio: con una nebbiolina che rende sfumati i contorni e le forme. Le news dei siti di tutte le diocesi oscillano tra il bisogno di rispondere alle famiglie e ai ragazzi e il disorientamento di non sapere “dove e quando”. È così… ed era già così alle origini! Spulciando tra le Memorie dell’oratorio, ritroviamo i tempi degli inizi, in cui, vagando da un quartiere all’altro don Bosco cercava posto per i suoi ragazzi. Lui per primo ha vissuto questo ballo dell’incertezza del quale non riusciamo a comprendere il ritmo. Nulla di più carismatico quindi. Saremo all’altezza del nostro padre, vivendo senza paura questa precarietà e provando a cambiare prospettiva? Sicuramente, perché il carisma ce lo insegna.

Per noi, case delle Figlie di Maria Ausiliatrice, quest’estate può diventare l’occasione per vivere alcuni movimenti pastorali interessanti:

• Un movimento in uscita. Le varie disposizioni e i piani di sicurezza che ci verranno richiesti, di sicuro non permetteranno assembramenti mentre i nostri Grest sono sempre stati molto frequentati. Gli spazi, sebbene ampi, diventano ristretti, Che fare? Che non sia questa la volta buona in cui umilmente seguiamo quello che papa Francesco ci suggerisce da anni, ovvero andare, mescolarci tra la gente nei loro luoghi, nei parchi, nelle case, per le strade? Imparando a seguire ritmi e tempi non frenetici e sfibranti, ma adatti a famiglie e ragazzi e spostando il baricentro dalle nostre case alle loro?

• Un movimenti di tessitura. Non possiamo pensare di lavorare da soli. Questa pandemia ce lo ha insegnato accostandoci alla cattedra della sofferenza e della solitudine. Le reti di solidarietà hanno permesso di arrivare più lontano, hanno ripristinato alleanze nei paesi e nelle città, tra Chiesa e società civile, tra enti e associazioni. Dal tempo della concorrenza forse possiamo delicatamente passare al tempo della condivisione delle risorse e della fraternità. Questo chiederà aperture e scambi che hanno dell’inedito.

Protagonismo dei ragazzi. Ieri sera l’arcivescovo di Milano, nei suoi sogni per l’estate, sollecitava le comunità educanti a creare la Repubblica dei ragazzi negli oratori. Una chiara provocazione che però ci spinge a riflettere sul fatto che le proposte estive, giocandosi su piccoli gruppi, magari dislocati qua e là, chiederanno una maggiore responsabilità dei giovani animatori, necessiteranno di contenuti diversi dal solito, di forme snelle e semplici. E’ una bella occasione per elaborare insieme ai giovani pensieri nuovi, semplificati nelle forme, aderenti al reale. E questo ci porta all’ultimo movimento:

Sobrietà e carità. Due parole che ci hanno accompagnato in questi mesi e devono trovare una concretizzazione nelle nostre forme pastorali fin da ora. L’azzeramento di eventi a cui siamo stati costretti non ci ha ancora convertito del tutto alla sobrietà pastorale e le possibilità social e di collegamenti on line rischiano di diventare lo scimmiottamento di alcune prassi. Di cosa c’è reale bisogno ora? E in che forme? Sicuramente il grande movimento di carità che ci ha investiti tutti, proveniente tra l’altro non solo da ambiti ecclesiali, ci ricorda che, solo mettendo al centro i più deboli, gli svantaggiati, saremo fecondi per tutti. E’ questo l’unico punto vero di partenza.

Nell’incertezza un regalo

Ci avviamo alla conclusione. Le Memorie dell’oratorio, mentre narrano le vicissitudini di don Bosco itinerante infaticabile, inserisce questo incontro per noi molto noto:
«Ma negli stentati mesi di transizione che l’Oratorio passa ai Mulini, la Madonna manda a don Bosco un regalo prezioso. Mentre distribuisce medaglie ai suoi monelli, vede in disparte un ragazzetto pallido che lo sta a guardare in silenzio. Ha 8 anni, da due mesi gli è morto il papà, si chiama Michele Rua.»
Don Bosco incontra il suo successore proprio nel tempo della precarietà e della povertà. E questo è tanto consolante per noi. Chissà che, in un’estate memorabile, come sarà la prossima, anche a noi non capiti di raccogliere piccole perle preziose, giovani e ragazzi dall’anima assetata che, in altro modo, non avremmo raggiunto.

 

 

Sr Francesca Giachetto, FMA
Consigliera di Pastorale Giovanile
Ispettoria Triveneto Italia

2020-05-12T15:25:02+00:0012 Maggio 2020|Ispettoria|