Testarda missione

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Testarda missione

«Suora, ho capito di aver sbagliato. Cerco di studiare e quando esco voglio solo raggiungere mio fratello a Milano.» Così A., marocchino, 14 anni, con un fremito negli occhi e sottovoce mi salutava. Sottovoce perché per pochi secondi si toglieva la maschera da duro, di nascosto dagli altri. Mi è rimasto impresso. E in questo mese missionario mi torna alla mente proprio lui, perché mentre papa Francesco ci spinge ad andare fino agli estremi confini del mondo, noi molto spesso dimentichiamo che alcuni “lontani” di ieri ora ci sono vicini, in casa nostra.

Il Messaggio per il mese missionario¹ ci scuote e ci esorta a scegliere con decisione e senza perplessità la missione delle missioni: far sentire tutti figli, tutti e non solo qualcuno. E se tutti figli, ricominciare di continuo a guardarci e trattarci come fratelli.

Per un amico di don Bosco questo si traduce in un lavorio quotidiano di “vado io, in una ricerca continua di soluzione ai problemi attuali, nella testardaggine tutta santa di inventarsi qualcosa per dare il proprio contributo, senza il timore di metterci la faccia.

Per un amico di don Bosco il Papa è una persona di cui fidarsi e a cui obbedire. In questo messaggio egli ci chiede di uscire e “di superare ogni chiusura nazionalistica ed etnocentrica”. Parole chiare, schiette e che lasciano poco scampo: accogliere chi a sua volta esce dal proprio paese e dalla propria patria, non voltare le spalle.

Per un amico di don Bosco è chiaro che essere buoni cristiani e onesti cittadini è solo premessa all’essere degni abitatori del Cielo. Vi è la certezza che la porta potrà essere anche stretta, come dice il Vangelo, ma di certo mai chiusa per nessuno: giocati la tua libertà schierandoti con il più povero, il più indifeso, il più ignorato, il più usato e sarà proprio lui a salvarti e a condurti in Paradiso. Ti appartiene il Cielo se ti lasci appartenere dal fratello. Per un amico di don Bosco non c’è altra appartenenza.

Per un amico di don Bosco Gesù è davvero uno che a frequentarlo ti sconvolge la vita, perché ti comincia a far vedere con i suoi occhi le persone, le situazioni, il mondo. Gesù è uno che ancora oggi ti dice “vieni e vedi” e dopo che hai visto… in azione!

Nel tradizionale ottobre mese missionario possiamo ricordarci una volta in più che essere fratelli non è una teoria da approfondire in certe occasioni, ma un prendersi cura l’uno dell’altro nella quotidianità della vita, quella proprio spicciola e concreta: anche a novembre, dicembre, gennaio, febbraio… dodici mesi all’anno, trecentosessantacinque giorni o trecentosessantasei per anni bisestili. Dovremmo fare una tac con liquido di contrasto ai nostri discorsi, ai nostri post, ai nostri commenti, alle nostre scelte per capire se c’è qualche male che ci impedisce di accogliere l’altro come fratello: questo cancro può chiamarsi paura, pregiudizio, ignoranza, pigrizia. Qualsiasi esso sia attaccalo e debellalo.

Per un amico di don Bosco adesso è il momento per cominciare. Sul serio.

 

 

Sr Jessica Soardo, FMA
Docente di filosofia e storia presso il liceo
Istituto Don Bosco di Padova

[1] Messaggio del Santo Padre Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale 2019

2019-10-07T09:55:29+00:0007 Ottobre 2019|Spiritualità|