Il mio grazie con la vita

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Il mio grazie con la vita

Cosa significa sentirsi a casa? All’oratorio di Valdocco c’era sempre posto per tutti, per chiunque volesse restare. Ecco perché, dopo aver fondato i salesiani e le suore, Don Bosco coinvolse anche tanti laici, uomini e donne, che volle partecipi della sua missione e del suo spirito, uniti nell’associazione dei Salesiani Cooperatori. Abbiamo chiesto a Michela Possamai di raccontarci le ragioni del suo “Sì per sempre” come Cooperatrice salesiana.

L’8 dicembre 2018, nella Chiesa del Collegio Immacolata delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Conegliano (TV), nella grazia del Battesimo ricevuto e nella gioia della fede in Gesù, ho promesso la mia fedeltà al carisma di don Bosco e di Madre Mazzarello.
In una giornata intensa, impreziosita dalla commozione nel pronunciare il mio “Sì, eccomi”, la Famiglia salesiana mi ha accolta ufficialmente, così come ho sempre sentito dentro di me da oltre 40 anni di conoscenza degli ambienti delle Figlie di Maria Ausiliatrice, prima, e dei Salesiani di Don Bosco, dopo.

Tanto ho ricevuto

È stato leggero e fluido ascoltare ciò che il cuore mi suggeriva, meno lineare la lettura e la condivisione della mia testimonianza pubblicamente, rotta dall’emozione di “sentirmi e sapermi a casa. Queste le parole che ho scelto alla domanda sulla consapevolezza della mia promessa di Cooperatrice salesiana: «Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, è quello che dovete fare. E il Dio della pace sarà con voi» (Fil 4,9). 
Cosa vuole Dio da coloro che affermano di credere in Lui? Dio chiede e vuole la fedeltà alla sua Parola, vuole coerenza fra ciò che si dice e ciò che si vive; coerenza fra i valori che proclamiamo come importanti e la pratica di questi valori nella vita quotidiana: in famiglia, nelle relazioni interpersonali, nella professione, nell’impegno sociale e politico, nel lavoro, nella comunità cristiana e nel servizio.
Quello che sento e che muove profondamente l’impegno che oggi desidero assumere è il sentimento di Gratitudine e di riconoscenza per quello che Madre Mazzarello e Don Bosco mi hanno fatto vivere in questa comunità e negli ambienti delle Suore salesiane e dei Salesiani. Tanto ho ricevuto. Grazie!

Molto voglio ridare

«Volete fare una cosa buona? Educate la gioventù. Volete fare una cosa santa? Educate la gioventù. Volete fare cosa santissima? Educate la gioventù. Volete fare cosa divina? Educate la gioventù. Anzi questa tra le cose divine è divinissima. Adunque voi col concorrere a fare questi grandi beni a cui si accennò, voi potete stare sicuri di mettere in salvo l’anima vostra». Così disse Don Bosco nel 1878 alla prima conferenza dei Cooperatori salesiani a Torino. E così oggi anche per me.
Confidando nell’aiuto di Maria Ausiliatrice, di Madre Mazzarello e di San Giovanni Bosco, mi propongo di collaborare fattivamente in questa bella e grande famiglia salesiana che mi vuole bene da tempo, rendendo concreto e fondato sul Sistema preventivo il mio impegno di servizio nell’educazione dei giovani.
Nella sua recente Gaudete et exultate, il nostro Papa Francesco fonda il nostro comune incedere quotidiano sulla ricerca della santità, nell’ordinario esercizio della propria professione piuttosto che nel vivere quotidiano della propria vocazione. «Perché il Signore ha scelto ciascuno di noi “per essere santi e immacolati di fronte a Lui nella carità”» (Ef 1,4).

Bravi cristiani e onesti cittadini

Ho scelto anche per questo di offrire all’altare, in modo originale e inconsueto come qualche amico della sezione locale mi ha fatto notare, il testo della nostra Costituzione della Repubblica Italiana: a ricordarci che il compito di ogni onesto cittadino, consiste nel «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana […]».
Chi, come me, coopera alla salvezza dei giovani che interfaccia a vario modo e titolo nel suo cammino, non può esimersi da tenere ben saldo un quadro valoriale forte nello spirito di servizio e di relazione con gli altri, specie con i più poveri in beni e in anima. Se non diamo direzione a chi ha perso la strada o a chi ha smarrito la speranza, la nostra società rischia di implodere su silenziose solitudini. Per provare ad essere quel “santo della porta accanto” a cui allude Papa Francesco, mi sento chiamata ad incarnare il Vangelo ed il carisma salesiano nel contesto attuale, con i suoi rischi, le sue sfide e le sue opportunità.
Esprimo così anche il mio Grazie con la vita, testimoniando il bene ricevuto: “per farlo crescere ancora e farlo sapere”, come don Bosco mi chiederebbe oggi incontrandomi.

 

Michela Possamai

Cooperatrice Salesiana
Centro locale Collegio Immacolata Conegliano TV;
Dirigente Scolastico titolare
dell’Istituto Comprensivo A. Brustolon – Conegliano TV

 

2019-03-05T09:29:40+00:0015 Gennaio 2019|Testimonianze|