Animatori a distanza

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Animatori a distanza

22 febbraio. Pomeriggio intenso di preparativi per partire il giorno dopo per un campetto sui luoghi di Domenico Savio. Tre giorni con i ragazzi di terza media. Qualche genitore preoccupato ci chiede se ci sono problemi per partire, visti i casi di Coronavirus nel Nord Italia. Tutti rispondiamo col sorriso che siamo sereni, che si parte. Poco prima di mezzanotte arriva una comunicazione dal don: campo sospeso. Con questo messaggio, che annullava un’esperienza preparata da settimane e desiderata dai ragazzi da mesi, il Coronavirus ha cominciato a toccare concretamente la nostra vita di animatori.

Pericolo noia

Interessanti sono state le due settimane successive. Continuavamo a trovarci con i salesiani e gli animatori più grandi per ri-programmare incontri, ritiri, occasioni di ritrovo. E, puntualmente, un nuovo decreto giungeva a smontare quel poco che si era tentato di imbastire, prolungando la durata, restringendo le misure. Ironia e un po’ di sconforto, ma che vuoi farci? A un evento che ti capita (e qui sta capitando a tutti) si deve rispondere, mi hanno insegnato. Così, decretata la chiusura di tutta Italia, come animatori dovevamo rispondere. Il nemico? Non certo il virus, ma la noia. La noia data dalla mancanza dell’incontro con il mondo in cui la tua vita, solitamente, vive.

Oratorio a distanza

Questa prima settimana di reclusione ha portato con sé un movimento sorprendentemente bello. È nato l’Oratorio a distanza, una sorta di camposcuola on-line che ci consente di essere di più on-life: dare un ritmo alle giornate, condividere momenti di preghiera, studio, ricreazione, servizio. Penso che la cosa bella di tutto questo sia, anzitutto, sentire il desiderio da parte dei salesiani di vivere con noi giovani, di essere con noi al di là dei mille gruppi su Whatsapp che ciò ha comportato e del rimbalzare a ogni ora tra Google Meet, Hangouts, Skype, di cui tutti ci siamo fatti, in un paio di giorni, indicibilmente esperti.

Un desiderio amplificato

In fondo, i rischi di queste settimane a casa sono quelli di sempre: vivere solo per sé stessi, perdere tempo, non impegnarsi nei propri doveri di studio, trascurare il rapporto col Signore… vivacchiare. Questa situazione li ha messi sotto i riflettori, richiamando a noi educatori la maggiore cura che dobbiamo avere e risvegliando una creatività inedita.
Ho spesso sorriso della pretesa che abbiamo di solito di poter, con un incontro di due ore il sabato pomeriggio, incidere sulla vita dei ragazzi. A pensarci bene, adesso li vediamo meno di prima; eppure si è amplificato il nostro sforzo e il nostro desiderio di voler entrare davvero nella loro quotidianità, di conoscerla per accompagnarla.

Un’opportunità autentica

Chissà che, grazie alle mille strategie che stiamo attuando e alla tensione alla vita buona che credo esserci di per sé in ogni giovane, possiamo davvero vivere tutti questo tempo come un’opportunità. Di allenare ogni giorno la nostra volontà di non rassegnarci a una vita mediocre, e di camminare in una Quaresima non convenzionale, ma autentica.

 

 

Rachele Vazzoler

2020-03-16T14:56:26+01:0016 Marzo 2020|Testimonianze|