Che bella notizia!

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Che bella notizia!

Nel Vangelo di questa Domenica di Pasqua non risuona ancora l’annuncio della Risurrezione, ma si presenta la testimonianza della tomba vuota. È Maria di Magdala che, sebbene immersa nel buio dell’alba e del cuore, dà notizia agli altri due discepoli della scomparsa del corpo di Gesù. Il discepolo amato, davanti a quel vuoto e a quelle bende a terra, comincia a credere. Nonostante fossero totalmente impreparati all’evento della Risurrezione, ecco che uno di loro inizia invece a far spazio nel suo animo: la morte di Gesù, dono d’amore offerto a tutti, persino a chi lo ha tradito, sta per rivelarsi come vita nuova.  

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. (Gv 20, 8)

La comprensione di chi ama

Questo vedere non vuol dire solo osservare, bensì comprendere, intuire e riconoscere. Il vuoto diventa rivelazione. Mentre gli altri vedono ciò che manca, il discepolo amato inizia a comprendere ciò che è accaduto. In questo caso, l’amore non rende ciechi ma acuisce la vista. L’amicizia diviene così quella guida, quella sintonia del cuore che permette di leggere i segni che agli altri sfuggono. Egli crede perché il suo cuore si riaccende, riconosce i segni di Gesù laddove sembra ci sia solo assenza o fine. La Pasqua, infatti, ci dice che il credere precede la comprensione; è l’atto di affidarsi a una persona prima ancora che ci venga data una spiegazione. Spesso pensiamo di dover prima capire, di dover avere risposte certe o un piano definito eppure questo è solamente una nostra strategia di difesa. Eliminiamo il rischio, non ci lasciamo coinvolgere, ma chi aspetta di avere ogni risposta certa per fare un passo rimane fermo sulla soglia.  

Emozioni da affrontare

Questo ci racconta anche la fotografia scattata nel 1946 dal fotoreporter statunitense William Eugene Smith, A Walk to the Paradise Garden. Mentre documentava gli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale, durante dei combattimenti, venne gravemente ferito. Rimandato negli Stati Uniti, affrontò due anni di interventi chirurgici e riabilitazione. In questo periodo vive una profonda crisi che lo porta a una paralisi lavorativa: il corpo guarito solo a metà, la sua vacillante fiducia nelle sue capacità e gli orrori della guerra a cui aveva assistito lo portano a non scattare nemmeno una foto per anni. Un giorno di primavera uscì a passeggiare con i suoi figli, ancora piccoli. Li seguì, osservò e aspettò.

Chi cerchi?

Smith aveva ogni scusa per restare nel suo letto, paralizzato dal dolore fisico e dai traumi del passato che continuavano a seguirlo. Invece, sceglie di afferrare la sua macchina fotografica, di uscire e di lasciarsi stupire. Senza piani, senza progetti. Ci ricorda i due discepoli: non sanno cosa troveranno, ma si mettono a correre, guidati dall’amore. La Pasqua è questo: il momento in cui l’attenzione amorosa vince la strategia di difesa e un corpo ferito torna finalmente a vedere la vita. I due bambini protagonisti dello scatto avanzano verso il bagliore, non si voltano indietro. Così la vita non si rivela a chi ha la presunzione di voler capire tutto e subito, ma a chi ha il coraggio di camminare nel buio, certo che ci sarà sempre una mano amica che saprà guidarlo e non lo abbandonerà. 

Martina Mezini

Educatrice presso l’Istituto Don Bosco di Padova

2026-04-04T12:25:05+02:0004 Aprile 2026|Spiritualità|