Equilibrio spirituale

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Equilibrio spirituale

Il vangelo di questa quarta domenica di avvento, incentrato sulla figura di Giuseppe, è un invito alla fede e all’affidamento. E fin qui tutto bene, no? Come se fidarsi e affidarsi fosse cosa semplice. In realtà saremo condotti nel cuore della fede, dell’esperienza del credere, attraverso un processo impegnativo. 

Uno stile disarmante

Il primo quadro che troviamo al versetto 18 inizia in questo modo: Così fu generato Gesù Cristo. L’evangelista Matteo vuole parlarci della nascita di Gesù, figlio di Dio. Sembra che ci voglia fare la cronaca di questo evento, intenzionato a raccontarci come si è svolta la vicenda. E ci mette subito di fronte a una situazione imbarazzante: una donna incinta fuori dal matrimonio e un uomo (pur giusto) che comunque non sa cosa fare. Se ci pensiamo bene (lasciando stare che sappiamo già come va a finire e togliendo di mezzo quella vena poetica o peggio ancora spiritualistica che ci mettiamo sempre sopra) è realmente una circostanza drammatica, di quelle che, se le vivi, ti provocano ansia, mal di stomaco, agitazione, senso di vergogna, inadeguatezza, desiderio di fuga, ecc. Insomma è uno di quegli eventi che sembrano senza via d’uscita, perché, qualsiasi scelta uno faccia, ha l’impressione di sbagliare sempre e di non avere scampo, come se fosse dentro una morsa ineluttabile. Così stava Giuseppe. 

Uno stile forte

La prima considerazione dunque ha a che fare con i suoi pensieri: cosa gli passa per la mente e per il cuore in quel momento? Viene esplicitato di lui che era un uomo giusto. E sembra che appunto per questo le cose gli siano più facili, ma in realtà la giustizia ebraica non è che venisse proprio in aiuto: soprattutto in certi casi le leggi erano impietose. Infatti proprio perché era giusto, proprio in virtù della sua fedele osservanza al decalogo e alle norme previste dal suo credo, avrebbe dovuto accusare Maria pubblicamente, cosa che lui invece non vuole fare. Eppure, non credo che le cose gli quadrassero molto riguardo alla sua futura sposa. Come mai proprio lei si era messa in questa faccenda? Chissà come si deve essere sentito. Tuttavia non vuole metterla nei guai e pensa di ripudiarla in segreto. Sono pensieri pesanti, di un uomo che, pur ferito e messo al muro, non vuole usare la violenza, anche se consentita dalla legge, che in questi casi, come ben sappiamo, prevedeva la lapidazione. Giuseppe accetta di accogliere su di sé una sofferenza e un dolore grandi, che non dipendono da lui, senza rivendicare nulla per sé, rimanendo fermo. Mi sono venute alla mente tutte quelle situazioni in cui ci troviamo a dover soffrire a causa di eventi che non dipendono da noi. La vita stessa, prima o poi, in piccole o grandi vicende, ci mette davanti a realtà difficili, di cui dobbiamo farci carico.

Come ci collochiamo in queste circostanze? Spesso coesistono dentro di noi diverse reazioni: la rabbia, la rivendicazione, la tristezza, l’angoscia, la disperazione. Non è mai facile accettare la durezza della realtà. Eppure sappiamo che è un processo da vivere, pur con tempi lunghi e dolorosi. Mi sembra che Giuseppe ci insegna l’umile fortezza di chi accetta di rimanere dentro la contraddizione, senza frenesia, senza voler arrivare subito alla soluzione, o per lo meno cercando le vie più umane.

Uno stile intraprendente

Ed ecco qui, mentre stava considerando queste cose, […] gli apparve un angelo del Signore. Questa seconda parte ci mette di fronte al sonno di Giuseppe: quest’uomo, così deciso a fare tutto il possibile per non mettere in imbarazzo la sua futura sposa e per trovare una soluzione che vada al di là della giustizia ebraica, ora è così stanco, sfinito, spossato da crollare in un sonno profondo. Ho pensato che questo atteggiamento di Giuseppe ha qualcosa da dirci qui su come non solo venga generato Gesù Cristo, ma anche ogni credente. La fede non è certamente un atto ingenuo e nemmeno un atto che sta esclusivamente nelle mani degli uomini, come se fosse un potere, una capacità che ciascuno si dà da solo. Mi sono venute in mente le parole di san Francesco: «Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile». Alla fede si viene generati attraverso un processo lento, lungo, accidentato che tira in ballo tutta la nostra capacità e fatica, che mette in gioco tutta la nostra umanità, ma che allo stesso tempo ci rende destinatari di un dono regalato e immeritato. Mi sembra che il sonno di Giuseppe ci dica proprio questo: dopo averle pensate tutte, si deve abbandonare, deve lasciare il timone a qualcun altro. Solo questa profonda passività gli dà poi il coraggio dell’obbedienza e dell’azione, come vediamo nell’epilogo: Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo […] e prese con sè la sua sposa. Ecco qui: la fede che viene da Dio, quella a cui siamo generati, ci permette allo stesso tempo di essere donne e uomini di decisione pronta e di azione concreta; uomini e donne che sanno prendere con sé la vita, custodirla, farsene carico. Essere generati per generare. 

Credo sia bello in quest’ultima settimana immergere la nostra riflessione e preghiera nell’esperienza di Giuseppe, per accogliere con lui questa Vita che continua a venire. 

Uno stile mistico (ls 228  ss)

Per questa settimana vi suggerisco la lettura della Laudato si’ dal numero 228 alla fine. In particolare vi segnalo alcune piste di riflessione:

  • La pratica di piccoli gesti quotidiani e la cultura della cura (229 -231)

  • Lo sguardo mistico e la vita sacramentale (234-236)

  • Il tema del riposo (237)

 

Sr Alessandra Spinazzè, FMA
comunità 
Maria Ausiliatrice – Percoto dell’Ispettoria Triveneto

2022-12-16T21:09:21+01:0017 Dicembre 2022|Spiritualità|