Il corpo distante

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Il corpo distante

Di questi tempi ogni insegnante si è trovato davanti ad una grande sfida: la distanza. Ma come se la cava chi ha come oggetto di studio proprio il corpo in movimento e relazione? Lo abbiamo chiesta al maestro Luca…

Come è possibile fare educazione fisica senza essere fisicamente presenti?? Come è possibile far fare esperienza di corporeità, di relazione, di movimento, quando non possiamo condividere un luogo, un tempo?
Sono domande che per giorni all’inizio di questo tempo di forzata domiciliarità hanno frullato nella mia testa, che ancora oggi in alcuni momenti di vuoto si presentano quasi debilitanti.
A volte senza quasi.

Vuoto come potenziale

Il rischio è di farsi prendere da pensieri di sconforto, dal senso di impotenza, ma forse più che altro dalla pigrizia, dall’affezione al “come ho sempre fatto”, dalla sfiducia nelle proprie capacità creative.
Una affermazione che mi ha sempre affascinato è quella che dice che la noia è la condizione d’eccellenza per l’espressione e lo sviluppo della creatività. Questo non vale solo per i bambini, non è solo un concetto da applicare ai piccoli esseri umani per sviluppare questa abilità e garantirgli un futuro più radioso, ma vale per tutti! Bambini, giovani, adulti, anziani… tutti abbiamo un potenziale più o meno nascosto da esprimere! E la creatività è la chiave capace di aprire le porte delle stanze dei tesori che abbiamo dentro!

Al bivio

Quando ti trovi davanti ad un vuoto di questo tipo ci sono due possibilità:
• te ne stai lì, a distanza di sicurezza, con un senso di impotenza che giorno dopo giorno ti fa percepire come se quella privazione diventasse sempre più grande,
• ci sbirci dentro, cercando di non avere pregiudizi verso questa situazione, con curiosità e accoglienza.
Riconoscere che ogni vuoto è uno spazio potenziale di espressione e crescita permette di dargli valore, anche quando apparentemente verrebbe da considerarlo una causa di riduzione di valore.
Viene facile considerare come spazio potenziale un weekend in montagna, una giornata di solitudine per ascoltarsi, un ritiro spirituale; un po’ meno spontaneo viene dare lo stesso valore a spazi indesiderati, o quantomeno inaspettati, tanto più quando portano con sé complicazioni.
Per quanto mi riguarda non è una scelta che prendi una volta e sei a posto per il resto della quarantena, ogni giorno mi sforzo per scegliere di dare pieno valore a questo tempo e per creare il massimo valore nelle proposte che sviluppo. È uno sforzo però che ripaga sempre, come quando si è fisicamente a scuola.

Tentativi di risposta

Sì, è possibile fare educazione fisica a distanza, e può pure essere divertente. Certo, mi auguro di poter tornare presto ad essere in relazione con i bambini con tutti i sensi che ho a disposizione, ma in questo periodo desidero fortemente proporre loro esperienze di movimento e di relazione corporea che possano arricchire il più possibile loro e i loro familiari.
I miei ingredienti preferiti? Stimolazione della creatività, proposte di movimento, ascolto del corpo, relazione con il corpo dell’altro, farmi vedere attraverso video (ridicolizzandomi il più possibile per farli sorridere e per far cadere l’imbarazzo che può venire ai genitori nel mettersi a fare i giochi corporei con i bambini).
Anche in questi ingredienti auguro allora a tutti, bambini e genitori, in questi tempi di forzata domiciliarità, una Pasqua essenziale, fatta di emozioni, gesti, parole e sguardi carichi dell’essenziale, carichi di Amore.

 

 

Luca Olivetto

Maestro di Educazione Fisica presso
Scuola Primaria e Infanzia, Don Bosco di Padova

2020-04-06T15:35:42+00:0006 Aprile 2020|Educazione|