Attraversare le macerie

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Attraversare le macerie

L’incontro tra Gesù e la morte non si conclude sulla croce. Dopo aver esalato l’ultimo respiro, Egli discende agli inferi per liberare Adamo, Eva e tutti coloro che erano rimasti intrappolati nella morte. Molte icone pasquali, antiche e moderne, ritraggono il Cristo risorto che prende per mano i progenitori e li strappa dalla bocca della morte. E non è soltanto un modo di dire: il vangelo di Matteo, infatti, racconta che, subito dopo la morte di Gesù, «i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti» (Mt 27,52-53).

Tra le macerie della vita

Conosco persone e situazioni, di fronte alle quali la morte potrebbe sembrare un sollievo. Quando la malattia, il tradimento, l’ingiustizia hanno distrutto tutto, allora l’esperienza degli inferi diventa il triste presente, già qui sulla terra. La cosa più misteriosa, tuttavia, è che l’essere umano è capace persino di abituarsi a stare tra le macerie. Può capitarmi di aver perso tutto e, quando la disperazione si attenua, posso affezionarmi al mio dolore al punto da non sentire più il desiderio di riparare. La speranza, la fiducia nella possibilità di ricominciare sono sepolte, sotto le macerie della mia vita. Mi faccio una casa tra le macerie. Mi abituo a mangiare i rifiuti. Aspetto soltanto la morte.

Lasciarsi prendere per mano

L’immagine di qualcuno che si lascia morire tra le macerie non è soltanto la realtà di tanti uomini e donne del nostro mondo, è anche una metafora che può aiutarci a decifrare quel disagio profondo che a volte ci attanaglia il cuore. Ci sono parti della mia vita nelle quali non ho ancora dato a Cristo risorto il permesso di entrare. Ci sono quartieri in macerie nella mia storia passata, relazioni importanti andate in macerie, angoli di macerie nella mia mente o nel mio cuore. In questa Pasqua che sta per venire, Gesù mi chiede il permesso di entrare. È pronto a scendere ancora agli inferi dell’esperienza umana. Mi tende la mano. Non ha paura. Vuole attraversare le mie macerie con me. E tirarmi fuori. Ma io, sono disposto a lasciarlo entrare?

Uscirne vivi

Alla sera del venerdì santo, credo che anche gli apostoli si sentissero così: come sotto alle macerie di una avventura tanto entusiasmante quanto finita male. Nei 40 giorni che seguirono la Pasqua, con pazienza, il Risorto li aiutò a distogliere lo sguardo dalle macerie per accogliere una vita nuova, nello Spirito. Una vita di risorti. Questa esperienza fu la forza della testimonianza della Chiesa primitiva. Siamo stati strappati alla morte e restituiti alla vita. Questa è la buona notizia, oggi come allora. La resurrezione, dunque, non è un istante, ma un processo. Una lenta guarigione, un attraversamento. Che può iniziare oggi, ora, subito. Basta essere disposti a lasciarsi prendere per mano…

 

Sr Linda Pocher, FMA

Docente di Spiritualità mariana
presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium”

2019-05-05T11:33:35+00:0016 Aprile 2019|Spiritualità|