Il dono più grande

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Il dono più grande

Festa degli anniversari di professione delle Figlie di Maria Ausiliatrice (salesiane di Don Bosco) dell’Ispettoria del Triveneto, un evento carico di gratitudine, memoria e speranza. Un momento condiviso, in cui le suore hanno potuto rileggere il proprio cammino vocazionale alla luce della fedeltà di Dio dove si intrecciano esperienze diverse. Ne nasce un racconto corale, fatto di voci che dialogano tra loro.

Francesca Venturelli 25°

«La missione che più porto nel cuore è la scuola, in tutte le sue forme», racconta suor Francesca Venturelli, che celebra i 25 anni di professione. «Come insegnante di filosofia e religione, ma anche nel cortile, spazio informale di incontro con i giovani: è lì che nascono le domande più vere. Riflettere insieme sul senso della vita diventa allora una strada per far conoscere il volto di Gesù».

Nel suo percorso, una figura ha lasciato un segno profondo: «Il prof. Ulrich Ferdinand, su cui ho fatto la tesi, mi ha insegnato l’unità vocazionale tra studio, fede ed esperienza pedagogica. Ricordo una sua frase: Anche Maria mette Gesù sulla paglia, un invito all’umiltà che non ho mai dimenticato».

Guardando al presente, individua una sfida precisa: «La flessibilità. Dobbiamo imparare ad accompagnarci reciprocamente, valorizzando i talenti di ciascuna. Non basta vivere insieme per essere comunità». E aggiunge: «Celebrare il 25° significa ringraziare per la gioia dell’incontro con Gesù, una relazione viva che cresce nel tempo. Questa festa è un’occasione per rendere grazie insieme della fedeltà del Signore».

Annalisa Rango 50°

Fa eco suor Annalisa Rango, che festeggia i 50 anni di professione: «L’esperienza che porto più nel cuore è quella di maestra: quarant’anni accanto ai bambini». Una vita spesa nell’educazione, che oggi si traduce in un rendimento semplice e profondo: «Celebrare 50 anni di professione è dire grazie al Signore per la sua fedeltà. Gesù e Maria mi hanno accompagnata ogni giorno».

Il dono più grande? «Camminare nella fede e centrare la vita nel Signore. La vita religiosa offre tempi e spazi per vivere questo incontro». E lo sguardo si apre al futuro: «Spero in una fioritura vocazionale, perché il carisma continui a essere un aiuto per la crescita umana e cristiana dei giovani».

Danilla Fraccaro 50°

Anche suor Danilla Fraccaro, 50 anni di professione, intreccia memoria e attualità: «Le missioni che porto nel cuore sono tante: l’insegnamento nella scuola primaria, il servizio di autorità a Belluno, l’animazione nella PGS (Polisportiva Giovanile Salesiana) e tra le giovani». Ricorda con gratitudine le figure che hanno segnato il suo cammino: «La maestra di noviziato, suor Mariangela Bissola, l’ispettrice suor Maria Bianchi, il mio direttore spirituale: presenze decisive, insieme alla testimonianza delle prime suore incontrate nel mio paese».

La passione educativa non è cambiata: «L’età avanza, ma l’amore per i bambini e i ragazzi resta intatto». Tuttavia, osserva: «Oggi si corre dietro alle urgenze e si rischia di perdere la fraternità e la missione condivisa. Serve una vita interiore più profonda e un continuo discernimento». E rilancia una prospettiva: «C’è bisogno di maggiore confronto tra generazioni. Le giovani portano entusiasmo e creatività, le più anziane esperienza e sapienza: insieme possiamo crescere come famiglia». Tra le sfide del presente indica «uno stile sempre più sinodale, l’attenzione ai più poveri e alle periferie, senza dimenticare le comunità più piccole». E, con emozione, confida: «Celebrare il 50° è ringraziare immensamente il Signore per la sua fedeltà e misericordia. Sono felice di essere F.M.A.».

Il dono più grande? «La conoscenza amorosa del Signore Gesù, la possibilità di amare i piccoli e le loro famiglie, una maternità spirituale che continua nel tempo». E il consiglio alle giovani è chiaro: «Fidarsi del Signore Gesù e di chi accompagna nel discernimento, senza paura».

Luigina Bassan 60°

Sessant’anni di professione per suor Luigina Bassan, che sintetizza così il cuore della sua esperienza: «Vivere fedelmente la vita religiosa ha significato compiere con diligenza il proprio dovere e sentire una forte appartenenza alla comunità e all’Istituto». Tra i momenti più intensi della festa, «la celebrazione dell’Eucaristia insieme alle consorelle, segno di una comunione fondata sulla centralità di Gesù Cristo». E guardando indietro, riconosce: «Il dono più grande è stata la fedeltà, nonostante i tanti cambiamenti vissuti».

Ma non manca uno sguardo critico sull’oggi: «La sfida è l’individualismo, che rischia di farci vivere ciascuno per conto proprio. Un tempo si respirava più fraternità».

Invito alla fedeltà

Voci diverse, età e percorsi differenti, ma un’unica trama: la fedeltà di Dio che attraversa le storie personali e si fa comunità. La festa degli anniversari diventa così non solo memoria del passato, ma rilancio per il futuro: un invito a vivere con rinnovata passione il carisma salesiano, accanto ai giovani e con lo sguardo aperto alle sfide del presente.

2026-05-11T11:47:27+02:0011 Maggio 2026|Eventi, Ispettoria, Testimonianze|