Entriamo nella quinta settimana di Quaresima con il racconto della risurrezione di Lazzaro, uno dei momenti più drammatici e significativi della vita di Gesù. Ricevuta la notizia della malattia di Lazzaro, Gesù decide di attendere due giorni prima di mettersi in viaggio. Ama l’amico, ma non corre a guarirlo prima che muoia; anzi, aspetta che si addormenti per recarsi al suo sepolcro e risvegliarlo.
Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Giovanni 11, 33-37
Si intrecciano l’intensità nel voler bene e la profondità della sofferenza, temi che sono anche parte della nostra quotidianità, del nostro vissuto. Quando amiamo una persona, le sue difficoltà diventano le nostre e questo può spaventare. La soluzione più spontanea che adottiamo è chiuderci in noi, proteggerci restando distanti per evitare qualsiasi tipo di dolore o dispiacere. Questo diventa un modo per rinunciare a vivere, perché una vita senza amore, per quanto possa essere sicura, è una vita spenta.
E il cuore quando d’un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d’ombra
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.
La madre, Giuseppe Ungaretti
