La vista del cuore

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La vista del cuore

Il Vangelo della quarta Domenica di Quaresima ci racconta l’incontro di Gesù con un uomo cieco dalla nascita. Non lo abbandona, vede il problema e prende l’iniziativa per aiutarlo: spalma sugli occhi dell’uomo del fango e gli ordina di lavarsi nella piscina di Sìloe. Egli si affida, ubbidisce e per la prima volta può vedere. L’avvenimento crea scetticismo e non tutti credono al compimento della guarigione. Il racconto termina con un paradosso: il cieco che riconosceva la sua malattia, ora vede sia con gli occhi che con il cuore; gli scettici, invece, che sostengono di vedere, sono i reali ciechi poiché incapaci di riconoscere il bene davanti ai loro occhi. 

Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane». (Giovanni 9, 40-41)

Accettare una propria debolezza

Anche a noi capita di avere momenti di cecità interiore: a volte giudichiamo chi ci circonda, a volte difendiamo con fermezza le nostre convinzioni, a volte non ascoltiamo nemmeno. Sono questi gli atteggiamenti che ci impediscono di incontrarci apertamente con gli altri. Il cieco nasce svantaggiato, vive una situazione di disagio, ma lascia fare, ubbidisce all’invito di andare a lavarsi e accetta di avere bisogno di aiuto. Solitamente, quando qualcuno ci fa notare una nostra fragilità, reagiamo invece con violenza; ci fa male, ferisce il nostro orgoglio. Accettare una propria debolezza permette però di ripartire, di alzarsi e ricominciare a camminare.

Siamo noi l’umanità, siamo il diritto di cambiare tutto e di ricominciare. (Il peso del coraggio, Fiorella Mannoia)

Il peso del coraggio è una canzone di Fiorella Mannoia che parla di dignità umana e del coraggio di assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Viene celebrata la propria vulnerabilità in un mondo che chiede di essere sempre forti o aggressivi. A volte dimentichiamo che gli altri non sono nemici o estranei, ma sono persone che portano pesi simili ai nostri. La cantante, con le sue parole, trasmette il coraggio e la forza di non abbandonarsi all’odio o alla cattiveria, ma di iniziare a vedere le sventure altrui come appelli alla nostra responsabilità.

Architetti di ponti di pace

Il cieco non rinnega il bene ricevuto e viene cacciato dalla sinagoga. Anche l’umanità spesso va controcorrente: non è facile accogliere o comprendere l’altro. Oggi l’espulsione non avviene in una sinagoga, ma nei gruppi di persone da cui ci circondiamo. Siamo chiamati a scegliere ogni giorno se ripararci dietro al giudizio o se invece diventare architetti di ponti di pace. La vista si riacquista quando agiamo, quando iniziamo a chiederci cosa possiamo fare: spendo più energie a lamentarmi degli errori e delle debolezze altrui o, con fango e saliva, costruisco legami sinceri che possono salvare?

Martina Mezini

Educatrice presso l’Istituto Don Bosco di Padova



2026-03-21T10:27:56+01:0014 Marzo 2026|Spiritualità|