Intelligenza Artificiale. Chi è intelligente? Sfide antropologiche, etiche ed educative nell’era della tecnologia. Questo il tema della Giornata del docente di quest’anno, organizzata dal CIOFS Scuola che ha radunato oltre duecento docenti delle Scuole salesiane delle Figlie di Maria Ausiliatrice del Triveneto per l’appuntamento di formazione tenutosi presso l’Istituto Don Bosco di Padova il 18 febbraio 2026.
Ad accompagnare i partecipanti nella riflessione è stato invitato il prof. Alessandro Mantini, teologo e docente di Intelligenza Artificiale presso l’Università Cattolica di Roma. Con un intervento profondo, e non privo di provocazioni, il prof. Mantini è riuscito a catalizzare l’attenzione di tutti per un’intera mattinata creando un dibattito interessante.
AI opportunità o minaccia?
È chiaro ormai che parlare di AI è parlare di una visione non più futuristica ma di una realtà con un potenziale enorme che apre scenari nuovi e solleva interrogativi cruciali, soprattutto sul nostro ruolo di insegnanti e di educatori, e che sfida la nostra capacità di governare questa nuova realtà. L’AI è un nuovo paradigma di fronte al quale non possiamo trovarci impreparati perché ci chiede di sviluppare delle competenze fondamentali per poter valutare criticamente l’affidabilità etica delle risorse che essa genera. Si sta aprendo, in merito, un dibattito interessante con posizioni contrastanti tra chi la vede come una minaccia e chi come un’opportunità per l’apprendimento e per preparare alle sfide del futuro. Quello che ci viene chiesto è di elaborare un nostro pensiero critico, consapevoli che ogni innovazione non è mai neutrale ma incide sul futuro dell’educazione dei nostri bambini, ragazzi, giovani.
Attenzione ai termini!
Viviamo un’epoca di straordinario sviluppo tecnologico, ma proprio per questo è urgente chiarire alcuni termini. La tecnologia, ricorda Mantini, è un artefatto. La parola stessa lo dice: qualcosa di fatto ad arte, frutto della creatività umana. Non è un soggetto, non è un essere, ma un prodotto dell’ingegno umano. Per non smarrirci, occorre dunque rimanere radicati alla realtà e non confondere i livelli.
Don Mantini ha articolato il suo pensiero attorno a quattro pilastri fondamentali.
1. Espressione simbolica
Ogni tecnologia è un’espressione simbolica: essa racconta la grandezza della persona umana. Non parla di sé stessa, ma di chi l’ha creata. In ogni macchina, in ogni algoritmo, è inscritta la traccia dell’intelligenza umana che l’ha progettata. La tecnologia non è il superamento dell’uomo, ma la manifestazione della sua capacità creativa.
2. Ogni tecnologia è una storia orientata
La tecnologia non è neutrale: è sempre inserita in una storia, in una direzione, in un fine. Ogni invenzione risponde a una domanda, a un bisogno, a una visione dell’uomo e del mondo. Per questo non possiamo parlare di progresso tecnologico senza interrogarci sull’orientamento antropologico che lo guida.
3. Libertà
Ogni tecnologia sfida la libertà umana. Non è mai semplicemente uno strumento innocuo: interpella la responsabilità di chi la usa. L’Intelligenza Artificiale, in particolare, pone domande radicali: chi decide? Chi controlla? Per quale fine viene impiegata? La vera questione non è cosa può fare la macchina, ma cosa vuole fare l’uomo. Non si tratta solo di saper usare software ma di saper comprendere i principi che stanno alla base dell’AI, che può diventare un partner strategico, di discernere tra ciò che l’AI può fare e ciò che non possiamo delegarle.
4. Creaturalità
Inventare qualcosa porta implicitamente a domandarsi: chi ha inventato me? La capacità creativa dell’uomo rimanda alla sua creaturalità. L’essere umano non è origine di sé stesso. Ogni atto creativo diventa allora segno di un’origine più grande.
AI e la questione dell’apprendimento
A differenza delle tecnologie del passato, l’Intelligenza Artificiale possiede una capacità di apprendimento. Attraverso algoritmi matematici essa modifica la propria struttura in base ai dati ricevuti. È dunque legittimo chiedersi: può un algoritmo apprendere? E se apprende, significa che è intelligente? L’AI è, in ultima analisi, un’equazione matematica complessa. Può elaborare dati, riconoscere schemi, produrre testi o immagini. Ma può generare? Secondo Mantini, no. Può rielaborare, combinare, simulare: ma la generatività autentica appartiene solo alla persona umana. Qui emerge una domanda cruciale: qual è il rapporto tra intelligenza e neuroni? L’intelligenza umana non è riducibile alla sola materia. Non tutto ciò che siamo è spiegabile attraverso processi chimici o neuronali.
Il modello transumano
Oggi si parla sempre più di modello trans–umano, che ipotizza una possibile separazione tra corpo e anima, fino all’idea di trasferire la coscienza in un supporto tecnologico. Ma questa visione, osserva Mantini, implica una sconnessione antropologica profonda: un corpo considerato superfluo e un’anima ridotta a informazione trasferibile. La tradizione cristiana afferma invece l’unità inscindibile di corpo e anima. Lo dimostra l’evento centrale della fede cristiana: l’Incarnazione: in Gesù Cristo, Dio si fa uomo, assumendo corpo e anima. L’intelligenza umana si rivela allora come capacità di amare. E l’amore non è chimica, ma relazione personale. L’intelligenza umana equivale all’amore, un amore che interpella, mette in crisi, genera novità autentica. Nessun algoritmo può amare. Nessuna macchina può donarsi.
Metaverso e nuove frontiere dell’educazione
Anche il tema del metaverso interroga profondamente. Possiamo davvero chiamare realtà ciò che è virtuale? Il rischio è confondere l’umano con il digitale, sostituire le relazioni con l’interconnessione, ridurre la presenza a connessione. La sfida educativa è allora eminentemente antropologica: ricordare che la persona è un tutto unitario, irripetibile, non replicabile e viene prima di qualsiasi algoritmo.
Come docenti di Scuole salesiane ci viene affidato un compito fondamentale: aiutare i nostri studenti a sviluppare un pensiero critico autonomo perché se vogliamo che essi crescano liberi di pensare, creare, discutere, immaginare, dobbiamo smettere di fingere che l’AI sia solo un gioco e iniziare a trattarla come una responsabilità, non solo tecnologica, ma civile, etica, pedagogica.
Sr Marta Checchin, FMA



