Un amico ritrovato

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Un amico ritrovato

Entriamo nella quinta settimana di Quaresima con il racconto della risurrezione di Lazzaro, uno dei momenti più drammatici e significativi della vita di Gesù. Ricevuta la notizia della malattia di Lazzaro, Gesù decide di attendere due giorni prima di mettersi in viaggio. Ama l’amico, ma non corre a guarirlo prima che muoia; anzi, aspetta che si addormenti per recarsi al suo sepolcro e risvegliarlo.

Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Giovanni 11, 33-37

Si intrecciano l’intensità nel voler bene e la profondità della sofferenza, temi che sono anche parte della nostra quotidianità, del nostro vissuto. Quando amiamo una persona, le sue difficoltà diventano le nostre e questo può spaventare. La soluzione più spontanea che adottiamo è chiuderci in noi, proteggerci restando distanti per evitare qualsiasi tipo di dolore o dispiacere. Questo diventa un modo per rinunciare a vivere, perché una vita senza amore, per quanto possa essere sicura, è una vita spenta. 

E il cuore quando d’un ultimo battito

Avrà fatto cadere il muro d’ombra

Per condurmi, Madre, sino al Signore,

Come una volta mi darai la mano.

La madre, Giuseppe Ungaretti

L’amore è paziente

Nel 1930, Giuseppe Ungaretti, in occasione della scomparsa della madre, compone una lirica in cui sembra ricongiungersi a lei. Il poeta immagina di ritrovare la madre Maria ed esprime la forza del loro legame, capace di andare oltre la morte. In questi versi, l’amore è descritto come sacrificio e pazienza. La madre è una donna severa; aspetta che Dio perdoni il figlio prima di poterlo guardare. Mostra una forza incredibile: è capace di attendere l’eternità per poter riabbracciare suo figlio. L’amore non ha fretta ed è l’unica forza che ci permette di non restare prigionieri della morte. 

L’amore è forza che genera vita

Gesù lascia morire Lazzaro perché l’amore non è rimozione e astensione dal dolore: è l’unica forza capace di trasformare la sofferenza in un passaggio che inevitabilmente ci troviamo a vivere. Nella poesia di Ungaretti è l’amore materno che permette di risorgere, di non nascondersi dietro alla paura e di non commettere l’errore di non vivere per paura di soffrire. L’invito è di non contare quante volte ci siamo protetti, ma quante volte abbiamo lasciato che il nostro cuore venisse abitato. Siamo disposti a lasciarci svegliare dal nostro sonno di insicurezza?

Martina Mezini

Educatrice presso l’Istituto Don Bosco di Padova

2026-03-21T10:28:20+01:0021 Marzo 2026|Spiritualità|