Il Vangelo della terza settimana di Quaresima ci conduce al pozzo di Sicar, nel cuore della Samarìa dove avviene l’incontro tra Gesù e la donna samaritana, narrato nel Vangelo di Giovanni. Un dialogo in cui si parla di sete, di relazioni ferite, di pregiudizi superati e di una fede che nasce da un incontro personale; si può quasi parlare di una pedagogia dell’incontro, dove Gesù accompagna questa donna a intraprendere un nuovo cammino di vita.
Un incontro che rompe gli schemi
Gesù, dopo un lungo viaggio, si mostra stanco, vulnerabile, bisognoso. Chiede da bere. Non inizia con una predica, ma con una richiesta a una donna che arriva, sola, in un’ora insolita. C’è da dire poi che tra Giudei e Samaritani non correva buon sangue; un uomo non si intratteneva pubblicamente con una donna sconosciuta. Per chi accompagna i giovani, questo è uno stile: non imporsi dall’alto, ma creare uno spazio di ascolto autentico, senza barriere, senza pensieri preconfezionati, solo un Tu e un Io che condividono la vita.
Una sete più profonda
La donna va al pozzo a mezzogiorno, probabilmente per evitare sguardi e giudizi. Porta con sé una brocca e una storia complessa. Gesù la conduce oltre l’acqua materiale: «Chi beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò non avrà più sete in eterno». Uno straniero che ti dà una risposta così enigmatica ha qualcosa di strano! Incuriosisce e ti spinge a saperne di più perché in qualche modo non parla come tutti gli altri uomini che, invece, ti chiedono sempre qualcosa in cambio. Gesù non condanna il desiderio. Lo orienta verso una sorgente interiore che è quella dello Spirito. Gesù parla di una sete che può essere placata solo attraverso una relazione personale con lui. I giovani conoscono bene questa tensione tra desiderio e insoddisfazione. Relazioni, carriera, esperienze intense possono riempire per un momento, ma la sete ritorna. Di cosa ho veramente sete? Dove cerco di dissetarmi?
Lo sguardo che guarisce
Il dialogo tocca un punto delicato: la vita affettiva della donna. Gesù rivela di conoscerne la storia, ma senza umiliarla. Non c’è durezza, non riduce la donna ai suoi errori; invece, le restituisce dignità e la apre a una possibilità nuova, a una verità che illumina la vita e non la spezza. Per chi si dedica con passione all’educazione, questo passaggio è centrale: accompagnare significa aiutare a fare verità senza schiacciare. I giovani non hanno bisogno di giudizi frettolosi, ma di adulti capaci di uno sguardo limpido e accogliente. Ecco allora che avviene la trasformazione; come una crisalide, la samaritana si apre e vola verso la città per raccontare a tutti che ha incontrato una persona speciale che le ha dato un nuovo senso della vita.