A rimirar le stelle

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A rimirar le stelle

Nell’ultimo canto dell’Inferno, Dante Alighieri presenta le anime di coloro che in vita hanno peccato di tradimento. Il nono cerchio è infatti il punto più lontano da Dio, dove non vi è alcuna possibilità di contatto umano in quanto completamente isolati da ogni tipo di legame. Nel fondo del buio regna Lucifero, orrendo mostro con tre volti, nonché fonte di ogni male. Tenendosi al pelo delle sue gambe, i due poeti, Dante e Virgilio, si calano giù fino a raggiungere il centro della Terra: da qui risalgono fino a riveder le stelle.

Salimmo sù, el primo e io secondo,
tanto ch’i’ vidi de le cose belle
che porta ’l ciel, per un pertugio tondo.
E quindi uscimmo a riveder le stelle. 

(Inferno, Canto XXXIV)

E quindi uscimmo a riveder le stelle

L’Inferno di Dante non si conclude con un castigo ma con una ricomparsa della luce, con l’inizio di quella salita che lo porterà al Purgatorio. L’orrore raggiunge qui il suo culmine ma è in questo apice che nasce la possibilità di liberazione e di nuova vita. Il Sommo Poeta, accompagnato dalla sua guida, trova una via d’uscita: il male non è l’ultima parola e dal riconoscimento del peccato si apre una strada che conduce verso la luce delle stelle. Come Dante si trova nel punto più basso dell’umanità e più complesso del suo cammino, così anche Giuseppe, promesso sposo di Maria, si ritrova a vivere uno dei momenti più difficili della sua vita: Maria appare incinta prima di convivere con Giuseppe e nessuno sapeva l’origine di questa gravidanza.

Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”. (Mt 1, 20-21)

Un atto di fiducia

Secondo la giustizia, Giuseppe avrebbe potuto e dovuto denunciare la futura moglie ma così facendo le sarebbe stata assegnata la pena di morte. La vuole comunque proteggere e, con sacrificio, rinuncia a lei, la persona più preziosa della sua vita. La ripudia in segreto, non lo fa a gran voce. Riceve però in sogno l’indicazione angelica di accettare, senza alcun timore, Maria e il bambino che porta in grembo. Giuseppe si fida del sogno perché percepisce la differenza tra una cosa che sembra vera ed una cosa che invece sente vera. Proprio come Dante, anche Giuseppe scopre che lì ha inizio la sua risalita, nonostante il dolore e l’incertezza, trova una via di luce attraverso la fiducia. Sono il coraggio di credere, il profondo ascolto e l’affidamento che conducono i due oltre la paura, che permettono loro di non lasciarsi abbandonare quando tutto sembra perduto. In questo atto di fiducia e di speranza, il male perde il suo dominio e l’uomo può tornare, ancora una volta, a rivedere le stelle.

Martina Mezini

2025-12-19T21:12:33+01:0020 Dicembre 2025|Spiritualità|