OTTOBRE
DOMENICA
21
S. Clementina, S. Orsola, S. Letizia, S. Orsolina, S. Lina

...un bel premio!

26/06/2016

21 maggio 2016, sabato. Sveglia all’alba per noi che abbiamo un vinto un premio!!! Ore 6.55 si parte in treno dalla stazione di Udine. Direzione: Padova. Una gita vinta come premio per il contest sull'accoglienza...

Arrivati a destinazione, dopo una foto ricordo, la prima cosa che facciamo è… camminare, camminare… e ancora camminare, fino a raggiungere Prato della Valle, grande piazza ellittica che, ci hanno spiegato, un tempo fu palude. Attorno si vedono statue raffiguranti vari personaggi, che a Padova nacquero o vissero parte della loro vita.

Ci ritroviamo alle 11.30 a Santa Giustina, che le nostre compagne sono riuscite a visitare con guida gratuita, e procediamo diretti al Santo. Entrati in Basilica ci mettiamo in fila anche noi per posare la mano sulla tomba di Sant’Antonio e vedere la reliquia della lingua. Ultimato il giro e contemplate le opere d’arte presenti nella chiesa, usciamo e sostiamo in qualche negozietto di souvenirs; spediamo qualche cartolina ai parenti rimasti a casa e ritorniamo in Prato della Valle dove ci sediamo, sfiniti a un tavolino e ordiniamo il nostro pranzo. Rifocillati abbastanza (alla nostra età non basta mai, ma il denaro in tasca è contato e preferiamo conservarne un po’; inoltre, se siamo più leggeri fatichiamo meno a camminare), ci rimettiamo in movimento. Dopo una breve sosta per salutare sr Anna Maria Zabai, che di questa gita è stata organizzatrice e sponsor ufficiale, ci rechiamo davanti al Duomo dove ci aspetta il prof. Giovanni Ponchio, che sarà la nostra guida per tutto il pomeriggio alla scoperta della Padova trecentesca. Entriamo prima nel Battistero che presenta affreschi di scuola giottesca raffiguranti la storia della Salvezza con richiami a testi dell’Antico e Nuovo Testamento. Si va infatti dalla Creazione all’Apocalisse, fino alla visione finale del Paradiso.

Passando attraverso vicoli e strette stradine del Centro, raggiungiamo la prossima meta: il Palazzo della ragione dove, un tempo, gli avvocati emettevano giudizi sui brogli e sulle piccole o grandi “beghe” che sorgevano tra mercanti e acquirenti, che frequentavano il grande mercato della piazza e delle stradine limitrofe. Entrando ci colpisce che per identificare la questione oggetto della disputa, si utilizzavano dei disegni, comprensibili anche dal popolo illetterato di allora. Notiamo inoltre pitture rappresentanti i diversi segni zodiacali poiché un tempo, più di oggi, si pensava che i cieli influenzassero la vita sulla terra. Infine nella sala contempliamo lo splendido cavallo in legno e la riproduzione del pendolo di Foucault.

Ma la meta finale che ci attende è la più sorprendente, la Cappella degli Scrovegni, dove Giotto ha dato vita ad un ciclo di affreschi in cui manifesta tutta la sua sublime arte. I soggetti raffigurati sono episodi della vita di Maria e di Gesù e i vizi e la virtù, che conducono rispettivamente alla salvezza o alla dannazione. Era una catechesi visiva veramente efficace quella del tempo: con immagini di episodi evangelici o tradizionali (tratti dagli apocrifi) all’epoca noti (che noi invece oggi facciamo fatica a decifrare), si esprimevano alti concetti di teologia e insegnamenti di vita per i credenti. Il colore è ancora vivo; la prospettiva ben curata: davvero vedere queste opere sui libri di storia dell’arte o “in diretta” è tutta un’altra cosa!

Il tempo della visita è però limitato, per l’afflusso notevole di turisti che attendono il loro turno di ingresso nella sala iniziale dove si vede il video introduttivo. Per cui sollecitati dal “buttafuori” usciamo e sostiamo per un ultimo giro di shopping: fratelli e genitori a casa si aspettano da noi un ricordino dalla gita.

Dato che manca un po’ al treno facciamo un giro anche ai giardini dell’arena e respiriamo volentieri un po’ di sana aria “verde”. Poi veloci in stazione dove ci attende non la “Freccia Argento” come all’andata, ma un treno Regionale superaffollato. Riusciamo a salire nel gran “pigia-pigia” e ahimé fino a Conegliano ci tocca stare in piedi.  Siamo accaldati, sudati, puzzolenti, coi piedi doloranti dal gran camminare ma “ne valeva veramente la pena”. Grazie di cuore ai nostri amici e sponsor che hanno reso possibile tutto questo.