OTTOBRE
DOMENICA
21
S. Clementina, S. Orsola, S. Letizia, S. Orsolina, S. Lina

6. Al direttore generale don Giovanni Cagliero

Data: 
Sabato, 8 Luglio 1876
Luogo: 
Mornese

Molto Rev.do e buon Padre
1. Se ben si ricorda prima che partisse le dicevamo: quando sarà in America gli affari le faran certo dimenticare le povere figlie di M.A. E pare che abbiam indovinato giacché‚ non risponde mai alle nostre lettere; e sì che gliene abbiam già scritte parecchie! Se sapesse quanto desideriamo di saper sue notizie, certo non ce le farebbe sospirare tanto.
2. Abbiam saputo, non so come, che V.S. stette ammalata; questa notizia ci fece proprio dispiacere, speriamo però che a quest'ora sarà ristabilita.
3. Voglia avere la bontà di scriverci almeno una volta, ce la darà questa consolazione? Lo speriamo.
4. Bisogna di nuovo che le annunzi una morte! mi ricresce, ma che farci? il Signore vuol riempire la casa del paradiso. Il giorno 13 Aprile (Giovedì Santo), alle 6½ di sera moriva la cara Madre Maestra.2Parlò quasi fino all'ultimo istante e morì dicendo: Fiat voluntas tua. Ci edificò tutte colla rassegnazione che mostrò sempre nel corso della sua malattia, che durò tre mesi.
5. Svestizioni, fuori di quelle [di] cui le abbiam già scritto, non ve ne furono, grazie a Dio. Successero invece cose tanto straordinarie e strepitose che ci vorrebbero per lo meno quindici giorni e parlare continuamente; scriverle poi è impossibile; bisognerebbe aver visto...3
6. Basta, mi proverò a scriverne alcune alla meglio che potrò. Abbiam avuto delle estasi, dei ratti, rivelazioni di cose occulte, ma proprio cose di coscienza, sa? che stavano sepolte nel più profondo del cuore di alcune. E tutto questo per mezzo di una figlia romana, mandata qui da D. Bosco per toglierla di bocca ai lupi. Non mi fermo a dirle ciò che da principio essa fece, le basti il sapere che fu mandata via perché‚ troppo cattiva. Essa raccomandossi tanto di cuore alla Madonna in tutto il mese di Maggio che ottenne la grazia di ritornare dopo un giorno solo di assenza (come ciò avvenne le verrà poi raccontato al suo ritorno). Allora cominciò a parlare d'una ragazzina visibile ad essa sola che le stava quasi continuamente accanto. Da principio la si credeva pazza, poscia si ammalò gravemente e fu quindi risanata istantaneamente dalla Madonna (così essa diceva).
7. Dopo questo miracolo cominciò a svelare cose occulte, e non si può negare ch'ella fece del gran bene a molte anime di questa casa. Poscia cominciarono le estasi, il digiuno assoluto di parecchi giorni, nel qual tempo veniva nutrita di cibo celeste dalla ragazzina. Diceva di veder la Madonna e parecchie volte ci fece inginocchiare tutte (anche il Sig. Direttore) per ricevere la sua benedizione; di tutte queste cose ci diede prove così certe che tutti le credevano vere, anche D. Bosco vi prestò fede. Ma poi la scena cambiò e ci accorgemmo che costei era ossessa dal demonio e non trovando nessun rimedio, dietro l'ordine di D. Bosco, l'abbiam mandata a fare qualche miracolo a Roma.4Venga presto e le racconteremo tutte le particolarità di questa commedia, per ora basta così.
8. Altre novità non successero, vi furono delle vestizioni al 24 di maggio, già glielo scrissi. Suor Teresa Laurantoni è perfettamente guarita; ora abbiamo ammalata di malattia polmonare suor Mina. Non se ne stupisca; confessò essa medesima che da tre anni ha questo male, e certo venendo nell'aria forte questo divenne più grave. La mandai a Torino e di là fu mandata da D. Bosco a Pedemonte colla madre di suor Elisa. E' vestita da monaca e totalmente rassegnata al volere di Dio.5 Anche suor Maria Belletti è presa dallo stesso male; le altre, grazie a Dio, stanno bene, sono allegre e, per quanto posso conoscere, sono anche buone.
9. In principio di giugno venne aperta una casa a Sestri Levante cioè non una casa, sono sette suore che andarono ad assistere i ragazzi e le ragazze scrofolose che vanno colà a prendere i bagni.6 Fra quelle suore vi è suor Enrichetta, suor Angiolina (del segretario),7 le altre cinque non le conosce. A settembre faranno ritorno al nido.
10. E lei quando verrà a vedere il nido? noi l'aspettiamo fra breve, se vedesse di quanto è accresciuto il numero delle figlie di M. A.! sono 30 post.[ulanti], circa 10 novizie, circa 36 professe e 30 educande. Può venirsene a scegliere un buon numero da condurre in America, quasi tutte desiderano andarvi; faccia dunque presto, che l'aspettiamo proprio con tutto il cuore.
11. Adesso senta che cosa le voglio dire: mi tenga, ma davvero sa? un posto in America. E' vero che son buona a far nulla, la polenta però la so fare, e poi starò attenta al bucato che non si consumi troppo sapone; e se vuole imparerò anche a fare un po' di cucina, insomma farò tutto il possibile perché‚ sieno contenti, purché‚ mi ci faccia andare.
12. Per contentare le suore dovrei dirle una parola per ciascuna. Siccome ciò è impossibile, lascio che interpreti tutto e raccomando ognuna in particolare alle sue preghiere. Così ognuna le presenta i saluti, accertandola che tutte preghiamo sempre Maria SS. a voler benedire le sue fatiche e [a] conservarla ancora lunghi anni.
13. Voglia però in modo speciale pregare per me, io la rammento sempre ogni volta che vado in chiesa. Si degni mandarci la sua benedizione e credermi sua

Umil.ma figlia in Gesù
Suor Maria M.


14. Anche le educande vorrebbero scriverle, ma per questa volta non si può, accetti la buona volontà e le benedica, però scrissero già altre volte e, come noi, non ebbero mai risposta alcuna.
15. Favorisca dare il qui unito biglietto alla Sig.ra Borgna, intanto la preghi a voler pagar qualche cosa, son tre figlie sprovviste di tutto. La più piccola non ha ancora otto anni, per conseguenza è buona a far nulla, dovrebbero proprio pagare almeno per questa.8
16. Qui fa caldo, se potesse mandarci un po' del fresco ch'essi sentono! noi le manderemmo il caldo. Ed invece bisogna che essi si soffino sulle dita e noi che ci facciamo aria; ecco come va il mondo, si cerca sempre quel che non si ha, ma in Paradiso non sarà più così, n'è vero? Oh! che piacere, andiamoci. Là ameremo davvero Gesù!...

 

1 Anche questa lettera è scritta da suor Emilia Mosca.
2 Suor Maria Grosso (cf L 5,1).
3 Si tratta di Agostina Simbeni, entrata nell'Istituto come postulante qualche mese prima. La Cronistoria precisa che la ragazza era stata raccomandata a don Bosco «da persona influente alla quale non si poteva dire di no». La si credeva figlia di un deportato politico in Siberia. Proveniva da Roma, ma si trovava in un Istituto assistenziale di Torino (cf ivi II, pag. 188-192). Appariva intelligente e dotata di particolari capacità nel «trattare di cose spirituali». Non vi è dubbio nel definire il caso veramente patologico, date le manifestazioni anormali. La Simbeni provocò una vera suggestione nella comunità riuscendo ad ingannare anche il direttore salesiano. E' da rilevare l'equilibrio con cui la Madre affronta e risolve la situazione.
4 L'espressione, che rivela il fine senso umoristico di Madre Mazzarello, denota pure la sua acutezza nel comprendere e discernere persone e situazioni.
5 La novizia, suor Domenica Mina, era affetta da tubercolosi. Per questo venne temporaneamente inviata prima a Torino, poi in Liguria presso la sig.ra Nicoletta Noli vedova Roncallo, madre di suor Elisa. Morirà a Torino il 4 ottobre 1876, dopo aver fatto la professione religiosa, come scrive madre Mazzarello a don Cagliero (cf L07,3).
6 La colonia estiva di Sestri Levante (Genova) era amministrata da laici «signori compitissimi e sistematicamente avversi alla religione» (cf Cronistoria II, pag. 225). Accoglieva bambini affetti da una forma attenuata di tubercolosi, con infiammazioni ghiandolari.
7 Le sette FMA, guidate da suor Enrichetta Sorbone e da suor Angela Cassulo, partirono il 5 giugno e ritornarono a Mornese alla fine di settembre. Angiolina Cassulo, da ragazza, lavorava come domestica presso il segretario comunale di Mornese, Antonio Traverso.

8La Sig.ra Antonia Fassio Borgna, residente a Buenos Aires, aveva le sue tre figlie nel collegio di Mornese. Giovanna era novizia e le altre due, Emilia e Giacinta, educande. Le prime due divennero FMA e missionarie. Giacinta, la più piccola, seguita con particolare sollecitudine da madre Mazzarello (cf L28,8), morirà a Mongardino il 18 marzo 1893 in seguito a una penosa malattia alla spina dorsale che l'aveva resa paralitica (cf MOSCA Emilia, Appunti di cronaca 1893, in AGFMA).