OTTOBRE
DOMENICA
21
S. Clementina, S. Orsola, S. Letizia, S. Orsolina, S. Lina

15. Al direttore generale don Giovanni Cagliero

Data: 
Venerdì, 27 Settembre 1878
Luogo: 
Mornese


Viva Gesù!
Mio Rev.do e buon Padre1
1. Ho ricevuto ieri sera una lettera da Lu [Monferrato], nella quale suor Orsola2mi diceva che la S.V. andò a far loro una visita, e che dimostrandole essa i bisogni di quella casa, le aveva fatto conoscere il bisogno di una suora, almeno per un po' di tempo, e proponeva suor Teresa Laurantoni; e che Lei, buon Padre, non solo l'approvava, ma aveva detto essere proprio quella che avrebbe potuto far meglio.
2. Adesso io le dirò le difficoltà che provo nel mandare a Lu questa suora, se poi Lei mi dirà di mandarla ugualmente, allora io la manderò.
3. Prima di tutto le dirò che suor Teresa non s'intende né‚ di distribuzione di premi, né di esami.3E poi ha il cuore che si attacca troppo facilmente ed a Lu succederebbe quel che è successo a Torino. Inoltre ha troppa presenza e vivacità, ed io non mi fiderei di mandarla in una casa dove si deve trattare sempre con persone secolari, senza che avesse una Direttrice che la sorvegliasse bene, e questa non c'è a Lu. D'altra parte mi rincresce anche darle tanta importanza. Creda pure, le figlie giovani si rovinano col dar loro importanza; se invece andremo più adagio, fra qualche anno avremo dei soggetti da poterci fidare di mandarli dovunque e con chicchessia.
4. Mi perdoni se dico questo, le parlo come parlerei ad un padre, e perché‚ prevedo anche che se suor Teresa va a Lu, mi ci vorrà poi di nuovo chissà quanto tempo per metterla a posto, mentre adesso si è fatta ancora assai buona.4
5. Ieri sera è andata a casa Emmanuela Bonora.5 Suo zio le scrisse dall'Oratorio6che riguardo a sua sorella Carolina, era tutto aggiustato con D. Cagliero, io non so se si intenda condurla a Nizza per niente. Ad ogni modo io le faccio presente una cosa, ed è che non conviene che accettiamo queste due ragazze per niente (si può dire per niente giacché‚ Em.[manue]la paga solo 10 lire). E' vero che le accettano colla speranza che poi si faran monache, ma son giovani e potrebbe il sangue fare qualche scherzo e uscire fuori una malattia, e noi resteremmo colle mani vuote. Se non pagano, c'è un altro inconveniente, non si provvedono neppure le vestimenta necessarie, quindi non si posson tener pulite, e neppure si può dare alle educande quel cibo che loro si darebbe se tutte pagassero; e cosi non avremo mai vere educande.7
6. Questa è solo un'osservazione ch'io le faccio, se però Lei crede bene di accettarla, io son contenta, ma vorrei saperlo da Lei.
7. Abbia la bontà di scrivermi se debbo mandare a Torino Giuseppina Vergniaud a studiar lo spagnolo. Le ho parlato e l'ho trovata disposta ad andare in America e mi pare che dia pure buone speranze di sé. Se andasse adesso a Torino potrebbe poi venire a far la vestizione.8
8. La raccomando tanto a Lei perché‚ faccia sì che la tengano bassa; le dico questo perché‚ se nel tempo che questa figlia è stata a Torino non le avessero data tanta importanza, forse a quest'ora avrebbe già fatta la vestizione.9
9. Se ha delle postulanti le mandi pure che c'è il posto. Sono venticinque, credo, le postulanti; qualcuna è andata via perché‚ non aveva sanità. Il resto, grazie a Dio, par che vada bene sia di salute che di buona volontà.
10. Le educande aspettano che le venga a condurre a Nizza, verrà n'è vero?
11. Il Sig. Direttore m'incarica di salutarla. Preghi per me che ne ho tanto bisogno specialmente adesso, preghi anche per tutte le sue figlie, voglia fare i miei rispetti a D. Bosco, e mi creda nel Cuor di Gesù, sua


Umil.ma figlia
Suor Maria Mazzarello

 

1Don Giovanni Cagliero si trovava a quel tempo a Torino. Era tornato dall'America l'anno precedente in occasione del primo Capitolo generale della Congregazione salesiana. Restò in Italia fino al 1884, anno in cui gli venne affidato il Vicariato apostolico della Patagonia.
2 Suor Orsola Camisassa per la sua prudenza e la sua serena adattabilità venne chiamata, in una successione brevissima di tempo, a dirigere varie comunità.
3 A Lu Monferrato le FMA avevano l'asilo infantile e la scuola elementare. Suor Laurantoni non aveva né‚ competenza né‚ esperienza in merito.
4 La saggia riflessione di madre Mazzarello è fondata sulla conoscenza personale che lei aveva della suora e sulla continuità con cui l'aveva seguita nella sua formazione umana e religiosa.
5 La giovane, allora educanda, diverrà FMA.
6 Si tratta del salesiano don Luigi Nai residente a Torino, presso l'Oratorio di S. Francesco di Sales
7 Perché‚ l'opera educativa venisse garantita da un minimo di sicurezza economica, le famiglie delle alunne erano tenute a contribuire con una pensione mensile di œ 20. Per le famiglie povere venivano pattuite somme inferiori fino all'accettazione gratuita. In questo caso si tratta di una famiglia di buone condizioni economiche; di qui si spiega la chiarezza della Madre nell'esigere quanto è stabilito dal regolamento
8 Suor Vergniaud fece la vestizione e la professione nello stesso giorno l'8 dicembre 1878 perché‚ doveva partire per l'Uruguay il 1° gennaio 1879.
9 Riprende il concetto espresso più sopra relativamente alle suore giovani. L'esperienza formativa aveva insegnato a madre Mazzarello l'opportunità di introdurre gradualmente la giovane a compiere un ruolo o ad esercitare un incarico. Occorreva dar fiducia, ma al tempo stesso educare alla sottomissione e all'obbedienza religiosa. Si doveva perciò temporeggiare nell'ammettere al noviziato quando, come in questo caso, la candidata non fosse adeguatamente formata.